Pubblicato in: Pensieri, Racconti

Folco ed Elise – Personaggi capitàti (4)

Mezzora davanti all’armadio per scegliere cosa indossare! È il colmo!
“Eddai Elise, non sai nemmeno se verrà! non ha risposto al messaggio (non ti risponderà e! convincitene!) e poi, diciamocela tutta, vuoi forzare gli eventi, porcamiserialadrainfame, Elise, te lo ha detto chiaro, possibile che tu non capisca?”
Come un idiota si rispose che no, non riusciva a capire e che lei aveva il sacrosanto diritto di farlo e non solo, che Folco aveva il medesimo sacrosanto dovere di darle una spiegazione, semplice ma chiara.
Così riprese la preparazione che era cominciata dalla sera precedente: bagno caldo esaltata da una scoppiettante schiuma odorante di mirra e cura e attenzione per i suoi lunghi capelli che ogni tanto lasciavano intravedere un loro compagno troppo chiaro al quale Elise aveva dato il nome di Albino.
Un invadente raggio di sole insieme al trillo acuto della sveglia segnalano che il giorno è iniziato e quindi:
“Forza bimba, tocca a te”
Un’occhiata allo specchio prima di uscire e … evvai, Elise che sprint!
Tre passi ed è alla stazione, il treno sembra attenderla perché parte appena si è sistemata, la trepidazione per l’attesa di quest’incontro viene schiacciata dalle letture, prima il quotidiano, poi qualche pagina di un libro, qualche sguardo al panorama che sfugge dall’inquadratura del finestrino e la domanda:
“ci sarà o no?”
Il treno entra in stazione con perfetto orario, l’altoparlante, con voce gracchiante, annuncia il nome della stazione d’arrivo; Elise è già preparata vicino al portoncino d’uscita del vagone, in trepida attesa di ciò che l’aspetta:
“ci sarà o no?”
Confida che venga magari a darle un amichevole saluto, apre lentamente il portoncino, non ha il coraggio di alzare lo sguardo dai predellini, si sente confusa, il cuore le batte in maniera costante nel petto ad una velocità innaturale, posa il piede destro sul marciapiede ed è costretta a questo punto ad alzare lo sguardo, dietro le sue lenti scure.
Non è facile individuare una persona fra quella moltitudine di gente ed Elise spicca un sorriso, ripensa a tutte quelle volte che lei e Folco hanno scherzato sull’ altezza di lui: se fosse stato più alto forse l’avrebbe visto subito!
Si avvia lentamente lungo il binario, sta ormai convincendosi che Folco ha deciso di non venire, già, altrimenti sarebbe stato lì, l’avrebbe vista, l’avrebbe chiamata, si sarebbe avvicinato.
E va bene, pensa Elise, va bene, vuol dire che passerò questa giornata da sola, se non altro dovevo provare, no?
Continua a farsi largo fra la gente, deve solo scegliere quale direzione prendere, dove poter trascorrere quelle ore da sola, come poter godere di quella giornata, ormai solo sua.

Elise non aver paura di sorridere e di scherzare, quando lo fai viene fuori il meglio di te, e sai benissimo che non sai solo essere scherzosa, ma le due cose servono ad alimentarsi a vicenda”.

Elise sorride e prosegue.
Folco, dalla sua, è già su quel binario da molto tempo, ma non ha ancora preso la decisione, potrebbe far male ad entrambi quell’incontro, lo sa, qualsiasi risultato ne venga fuori.
Da lontano, quasi nascosto dietro ad una delle colonne di marmo che abbelliscono e che sostengono la stazione, Folco vede Elise scendere, ma le sue gambe rimangono bloccate e la voce anche.
Si sente un codardo, non è nel suo stile, è arrabbiato con sé stesso: è mai possibile che possa essere così difficile?
Lo è.
Comincia a camminare, a poca distanza dietro Elise, la segue da lontano, vede il suo volto alzarsi a frugare con gli occhi fra la folla, lo cerca, lo aspetta, la vede rabbuiarsi e dopo un secondo sorridere.

“Io sorrido, Folco, figurati che riesco a sorridere anche al postino la mattina presto, sorrido e la gente per strada pensa che io sia strana, se tu vedessi le facce di chi mi vede sorridere da sola per strada”

In cuor suo, Folco spera che sia proprio uno di quei sorrisi, di quelli che fanno stranire le persone che lo incontrano, lo solleverebbe dal senso di colpa, significherebbe che Elise ha davvero superato il desiderio di vederlo, di parlargli, da questo punto di vista gli avrebbe reso le cose molto facili.
Fuori dalla stazione ormai, tra turisti e vetrine, Folco si sente un pedinatore, costretto com’è a nascondersi alla vista di Elise e non ci riesce per niente bene in realtà perché proprio in quel preciso momento si rende conto che l’ha persa di vista. Gira su sé stesso, portando il suo sguardo a 360 gradi e non la vede più e on sa se esserne contento o dispiacersene.
Si ferma, gli occhi incrociati sulla sigaretta che si sta accendendo, un piede pestato ed Elise è davanti a lui.
Occhi negli occhi e sorriso contro sorriso, immobili, uno di fronte all’altra, in silenzio, ma sorridenti.
Quello stesso sorriso montato sulle labbra di Elise quando aveva scorto il profilo di Folco riflesso in una vetrina e che aveva risvegliato una tentazione.

Sta bene Elise, è serena, ma non al punto di fare ciò che vorrebbe davvero.

Non doveva essere una stretta di mano il saluto di commiato, bensì qualcosa di più gratificante: un saluto amichevole pieno di significato per entrambi, in nome di “quellaggeggio”, di quel rapporto così strambo, a volte intimo e a volte distaccato, ma pieno zeppo di buono così come il pregiato valore di quest’incontro, ma soprattutto perché in quella stretta di mano erano stati compressi i gesti, i pensieri, le idee, le sensazioni, le percezioni, scambi ed avvicendamenti in flussi e riflussi, descrivendo una marea che cresceva o avanzava in modo difficilmente arrestabile.

Il gesto mancato,

La vita è piena zeppa, tutta, di gesti mancati e ogni gesto ha la propria storia ed eccolo lì: sporgersi, per lasciare un piccolo e lieve sfioramento delle sue labbra su quella barba, simpaticamente incolta e per respirare ancora una volta quel profumo … Così ripiega su un gesto più formale e più distaccato: una stretta di mano, così è stato all’inizio così è stato alla fine di questo rapporto.
Elise e Folco lo sanno: non ci saranno più incontri.
Quel gesto mancato le è rimasto addosso anche quando sorridendo gli ha detto:
-Avrei potuto innamorarmi sul serio di te! Ciao Folco –
Si era allontanata, anche se avrebbe voluto fermarsi per recuperare quel desiderio annullato.

“Devo lasciare il pc acceso oggi, perché ogni pensiero che mi viene te lo devo trasmettere.
Hai presente gli spettacoli dei fuochi d’artificio? Cominciano con tre bei giochi di luce, continuano nel loro svolgimento con tempi sempre uguali e infine finiscono con un tripudio di suoni e di luci, il cielo s’illumina a giorno e poi: silenzio. Tutti a casa con i loro pensieri.
Dolcissima, simpatica, c’è qualcosa che non va, forse non sono abituata ad avere tutti questi complimenti. Io sono abituata ad essere definita buffa, divisa, nasona. Non sono abituata ad essere dolcissima e simpatica, eh sì! C’è qualcosa che non va.
E guarda che non voglio sapere da cosa dipende, forse semplicemente, abbiamo esaurito la nostra funzione reciproca, io per te e tu per me,
I’m sorry, dicono gli inglesi, non vedo più il braccio alzato con il pugno, non sento più la sorpresa, forse, semplicemente, sono diventata un’abitudine.
Se devo dire la verità però, mi dispiace un po’, perché non solo non sono riuscita a costruire il nostro palazzo d’amore (sarebbe stato un lusso farlo da sola), ma non sono riuscita neanche a rivederti con occhi speciali, così da sapere, veramente, a chi mi sono rivolta per tanto tempo, chi mi ha aiutato a riprendere speranza in me stessa, a chi ho rivolto i miei pensieri (parecchi, tanti, direi) per tanto, tanto tempo, chi ho immaginato che mi potesse abbracciare anche senza il mio permesso, chi “ “(non so quale verbo usare!).
Mi sembra logico, porcamiserialadra, chissà cosa farei per litigare con te a voce alta, urlando….
Elise”

Folco l’ha vista andar via di schiena in mezzo ai turisti e alle bancarelle, la sigaretta ha finito di bruciare, la cenere è caduta: la “strega” sorride, lui non ci riesce.

Ilidia Comparini – La strega vera

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