Pubblicato in: Digressioni, Pensieri

Pazienza

Sarò sincera, ciò che scrivo di seguito (e che ho pensato) ha stupito anche me, perché le mie riflessioni sono spesso fuori dall’ordine metafisico delle cose, perché conosco bene la vita e i suoi tentacoli sporchi e lezzi che imprigionano e stritolano nelle migliaia di attività “to do”, perché, come molti dicono, nessuno è passato alla cassa a saldare i miei acquisti, perché in definitiva sono un buon soldato, un buon soldato paziente.
Lo scrivo in una domenica ventosa che scompiglia i capelli e le idee, perché è uno di quei giorni (e no! non c’entra nulla la Vanoni e la malinconia) in cui mi sento scema. Sì, proprio scema.

Non riesco proprio a comprendere del perché il comportamento e le azioni di altri mi piombino addosso in modo consequenziale e sempiterno, non capisco perché la disponibilità viene confusa con l’invadenza, perché l’aggressività soppianta la ragionevolezza, perché si sono abbattute le regole per diventare prigionieri dell’antiregola, perché il tempo che vivo mi appare non più sufficiente e le giornate si consumano e mi sembra di aver concluso un bel nulla, ecc… ecc…
Insomma, ho in testa tutta una serie di nodi filosofici a cui non riesco a rispondere. Non mi do pace.
Durante questi momenti di “insanitudine” e “mancata predisposizione alla vita normale” non riesco nemmeno a comunicare, con buona pace di chi mi sta accanto che, forse, tira un sospiro di sollievo.
Ciò che mi conforta è la convinzione che io sono una persona comune e che se succede a me, succede a tutti (o a quasi tutti).

Con i capelli scarruffati e le idee scompigliate, vivo questo giorno in modo sciatto e disordinato, senza alcuna organizzazione e passando da un “to do” ad un altro senza portarne a termine uno.
E allora uso i libri come pettine, per riordinare il mio aspetto, anche quello interiore.

A Rainer Maria Rilke, poeta e scrittore ceco dei primi del ‘900, sono stati attribuiti i versi che seguono e che considero significativi.

Bisogna, alle cose, lasciare la propria quieta, indisturbata evoluzione che viene dal loro interno e che da niente può essere forzata o accelerata.
E:
Maturare come un albero che non forza i suoi succhi e tranquillo se ne sta nelle tempeste di primavera, e non teme che non possa arrivare l’estate.
E di nuovo:
Si tratta di vivere ogni cosa. Quando si vivono le domande, forse, piano piano si finisce, senza accorgersene, con il vivere dentro alle risposte celate in un giorno che non sappiamo.

Rifletto, eggià, abituarsi ad essere pazienti non significa diventare passivi anzi! Al contrario, secondo me, la pazienza porta con sé qualità positive molte di più di quelle negative; l’autocontrollo, per esempio, e la perseveranza, l’attenzione con la precisione, stomaco inteso come coraggio che si legano, infine, allo stoicismo, contro la negativa (?) rassegnazione.
Allenarsi alla pazienza può significare educare ed educarsi a vivere in modo pieno e consapevole il momento.
Perché la pazienza è fuori moda?

(Spero che mezzanotte arrivi presto e insieme alla scaduta del vento questo giorno finisca!)
Ilidia Comparini – La strega vera

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