Pubblicato in: Digressioni

Piano, solo.

Due, le parole che cascano addosso allo spettatore di questo film.

La trama, per chi non avesse letto recensioni, è questa: Luca Flores è un geniale musicista italiano, morto suicida nel 1995, poco prima di compiere quaranta anni. L’infanzia la ha trascorsa in Africa, dove la numerosa famiglia si è trasferita per seguire il padre, Giovanni Flores, geologo di fama internazionale e dove muore la madre Jolanda, in un incidente stradale. La famiglia Flores si disperde. I due fratelli maggiori vanno a studiare in Inghilterra, Luca e Barbara in Italia. A Firenze Luca si diploma in pianoforte con il massimo dei voti, ma il suo destino non è quello di diventare un pianista classico, bensì un grande artista jazz.

Un uomo/musicista che oltrepassando il limite della sensibilità giunge a perdere il contatto con la realtà.

Non dico altro riguardo alla trama, su qualsiasi sito potrete trovarla, come potrete trovare qualsiasi recensione.

Ho conosciuto la musica di L. Flores tramite l’indicazione di un buon amico e l’ascolto è stato emozionante.
Il libro di Walter Veltroni “Il disco del mondo – Vita breve di Luca Flores” è stato il secondo step per conoscere quest’uomo, la cui musica, all’ascolto, riusciva ad evocare emozioni profonde.
Quando ho visto il film, ho condiviso il suo vissuto con molto trasporto, la sua vita intensa e tormentata, più la seconda della prima, poiché il tormento ed il disagio dell’uomo (e forse era questo l’obiettivo del regista) prevalgono sulla genialità del pianista.

E allora, dicevo: piano, solo.
Il pianoforte e la musica, figlio e madre, vita e morte, ossessione e senso di colpa, amore e solitudine, rimozione e verità: binomi che si intrecciano e si insediano nella mente dell’uomo fino a varcare il limite della vita stessa.
Al di sopra di tutto resta la musica, che riesce a tratti a cancellare persino la tristezza che pervade il film dall’inizio alla fine.
La musica che si ascolta spingerebbe quasi all’applauso e che, ne ho ancora il ricordo ben vivido, mentre usciamo dalla sala di proiezione, resta con te insieme al desiderio e la voglia di ascoltarla all’infinito.

Credo sia difficile anche il solo tentare di trasporre sullo schermo sentimenti che riconducono a percorsi interiori così intimi, si può correre il rischio della superficialità senza considerare l’impegno e la costanza di esercizio che la musica pretende, o della banalità, tramutando la storia di una vita breve e difficile in una strappalacrime.

Un plauso a Kim Rossi Stuart che prova e ci riesce a trasmettere l’ansia e il vuoto dell’anima, ma è l’insieme del cast che è stato capace di dare rilievo alla storia raccontata, non ultima Paola Cortellesi che interpreta Baba, la sorella amorevole che, per prima, riuscì ad avvertire il delirio mentale del musicista.

For those I never knew – il suo album registrato nei giorni 1 & 15 luglio del 1994 e 19 marzo del 1995 al Planet Sound di Firenze e pubblicato dall’etichetta Splasc(H) postumo alla scomparsa del musicista avvenuta il 29 marzo del 1995.
Ecco: among those you’ve never knew, there’s me too, we can all fly to infinity

Ilidia Comparini – La strega vera




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