Tra il Mare del Nord e il fiume Dee, all’imboccatura del porto di Aberdeen, c’è un piccolo villaggio che ha imparato a vivere con il mare… voltandogli le spalle.
Qui lascio, di volta in volta, qualcosa che ho scelto per voi: una fotografia, una poesia, un ricordo, una musica. Piccoli assaggi che cambieranno nel tempo.
Fotografia
Asterischi raccoglie richiami alle note marginali della vita, quei dettagli che, se non segnalati, rimangono silenti e anonimi. All’apparenza meri segni grafici, nella realtà piccole stelle che illuminano le lacune sparse delle parole. Asterischi neri si colorano, rumoreggiano ed esplodono, come i fuochi d’artificio.
Il grande amore per la musica e tutto quello che essa rappresenta, il tentativo di continuare a suonare il piano, la voglia di ballare, il desiderio di cantare…
“Preparazione… giradischi, pila di dischi e asta dell’armadio come asta del microfono… pronta per sovrapporre la mia voce a quella dei cantanti in voga…”
La mia voce usciva dalla finestra e sfociava nel giardino, ma non mi importava niente, nemmeno degli sguardi degli inquilini che, incontrati nell’atrio del condominio, mi guardavano di traverso.
E la musica accompagnava anche le mie soste sull’altalena, in campagna, con le mie amiche.
“Una corda andava da un pino all’altro, al centro due o tre cuscini e… dopo il patto «spinte per tre dischi consecutivi», a turno, una si sedeva sullo scomodissimo sedile e le altre due spingevano… La musica rimbalzava per la pineta da quel mangiadischi arancione posato per terra, seguita dalle nostre voci che dilatavano i suoni…”
Seduta sulla spiaggia luci danzanti sul rosso del tramonto. Crepuscolo divino rosseggia alla mia vista. Odore del mio mare, riempi il mio respiro. Onde mie salate il mio sorriso, lontano è l’orizzonte, vicino è il mio cammino. Sole assonnato fai posto alla falce di luna che culla i sogni di noi piccoli umani. Domani è un gran giorno dai mille colori albe pastello e trasparenti aurore. Domani è il mio cuore
Soldati di calce e pietra: a Fittie le case si stringono l’una all’altra, voltando le spalle al mare per difendere il calore di chi ci vive.
La mattina dopo, Fittie ci ha accolti come un regalo inaspettato. Un villaggio di pescatori nascosto all’ingresso del porto, così discreto che quasi ti senti in colpa a trovarlo.
Che strano non averlo notato al nostro arrivo, è situato proprio all’ingresso del porto ed è separato dal centro città da un’area industriale. Rimane comunque ben raggiungibile facilmente a piedi lungo la Beach Esplanade.
E’ una struttura unica, le case sono disposte in piazze chiuse, rivolte verso l’interno, con i muri posteriori rivolti verso il mare per proteggere gli abitanti dalle tempeste.
Le case bianche, strette l’una all’altra sembravano schierate come soldati pronti a resistere al vento del Mare del Nord.
Ogni porta è una storia. Ogni finestra un carattere. Ogni cortile un piccolo universo.
Avanziamo fra i vicoli stretti, dove ogni porta racconta una storia di pescatori. Si cammina piano, quasi in punta di piedi, perché qui il tempo non corre: scivola. Tuttavia lo spazio per la contemplazione rimane perché oggi molte abitazioni sono state recuperate e arricchite da murales, fiori, bandierine e installazioni artistiche.
Sembrano dire: “Sì, siamo piccoli, ma abbiamo stile.” Sembra un museo a cielo aperto, ma senza biglietto d’ingresso. Il mare poco distante, ricorda che la vera sfida non è il vento o la pioggia, ma la capacità di resistere insieme. Restare insieme. Restare comunità. Fittie mi ha dato l’impressione di essere un campo di prova di solidarietà, un luogo dove la bellezza nasce dalla necessità di proteggersi. Ogni capanno è decorato come se il proprietario avesse deciso di partecipare a un concorso non ufficiale: “Chi riesce a mettere più oggetti marittimi davanti alla porta senza che crolli tutto?” Trovi boe, reti, conchiglie, pezzi di barca, un’àncora che probabilmente pesa quanto te, e un gabbiano che ti guarda come se fosse il custode del quartiere. E forse lo è. Si continua a camminare tra le viuzze. Mi sento osservata. Non dalle persone — che qui non si vedono mai, forse perché il vento le ha portate via — ma dalle case stesse. Hanno quell’aria da “Sappiamo che sei una turista, ma ti lasciamo fare.” Inutile dire che ho adorato questo posto, pittoresco, dal tocco creativo e comunitario perfettamente integrato nella seconda anima di Aberdeen. La prima mostra la tecnologia le navi le gru e le turbine come paesaggio.
Qui invece ammiriamo la natura, la sabbia, le onde e i delfini.
Così spostando lo sguardo possiamo vedere signore che si gettano nell’acqua gelida del Mare del Nord, e appena uscite, si fiondano dentro le saune. Lungo la passeggiata incontriamo dei carrelli che sembrano horsebox o barrel trailer, ma che in realtà sono saune mobili.
Si tratta di strutture trasportabili, spesso ricavate da veicoli come horsebox o barrel trailer, dotate di stufe a legna e posizionate in luoghi suggestivi, principalmente lungo la costa. Il loro successo deriva dalla capacità di offrire un’esperienza immersiva, che combina il calore della sauna con la possibilità di rinfrescarsi direttamente nelle acque del Mare del Nord, creando un rituale che richiama la tradizione nordica, ma con un tocco locale distintivo. Queste saune sono gestite da imprenditori locali o piccole aziende, che puntano su autenticità, sostenibilità e attenzione al cliente. L’accesso avviene tramite prenotazione online o, in alcuni casi, anche con walk-in, e i servizi includono spesso spogliatoi, docce, aree relax e, talvolta, offerte speciali per eventi o gruppi. La loro popolarità è in costante crescita, sia tra i residenti che tra i turisti.
Fittie è così: un luogo che non ti aspetti, ma che ti resta addosso. Io l’ho adorato. E credo che lui, in silenzio, abbia ricambiato.