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IN TUTTI I SENSI

"Rilassatevi! Non sono una scrittrice"

Tag: Turner

Pubblicato in: Pensieri, Racconti

Karaoke Battle – Il gruppo del Perseo

Pubblicato il 2 novembre 2025 da Ilidia Comparini - La Strega Vera

Radio a palla! Massì, chi se ne frega dei vicini… Che protestino pure. Mary balla mentre sbriga le faccende casalinghe, assumendo pose da vera diva, gamba sinistra piegata, gamba destra levata in avanti, la mano sinistra protesa in alto a toccare il cielo, usando il manico di scopa come microfono. Wow! Che vigore e oggi c’è anche il sole: Mary si sente in paradiso.
E non l’avete mai vista attaccata gli altoparlanti perché, dice che, così facendo, riesce ad ascoltare meglio la musica ed il ritmo calpestando la voce del cantante con la sua.
Nei giorni di festa? È scatenata: musica a tutta birra, ascoltata e ballata. La sera del venerdì è un’esplosione, ma non in discoteca. Mary preferisce unirsi al suo vecchio gruppo di amici nel bar Perseo, nel suo quartiere, dove si fa Karaoke e si può ballare liberamente, senza riposo.
Giovanna, Fede, Mario, Giuseppe, Luca, Matteo, Luisa: non si erano più persi dalla fine del liceo, anche se ognuno di loro aveva preso la propria strada nella vita.
Giovanna per esempio si era laureata in medicina e spesso si assentava perché la sua scelta era stata di esercitare la professione laddove ce n’era più bisogno, nei paesi più poveri, ma anche più pericolosi. Un pezzo di cuore si perdeva ad ogni ritorno e per questo aveva bisogno dei suoi amici appena tornava a toccare suolo italiano.
Si dice vita di provincia, che noia, ma per Giovanna non era così, e nemmeno per Giuseppe che non vedeva l’ora che arrivasse il venerdì dopo la settimana passata a investigare sotto copertura in ambienti fetidi: droga, ladrocini, violenza.
Per lui non era facile essere presente tutte le settimane, ma quando c’era si sentiva: eccome…. Quel suo trombone di voce stonato faceva quasi tremare i vetri del bar e scompisciare chi lo stava a sentire.
Diversi, tutti diversi, ma insieme erano una forza.
Fede, invece, trascorreva la settimana in farmacia; giovane rampante e pieno di stimoli, si accontentava male della monotonia della farmacia “da ricetta”.
Al top della classifica di vendita, era il beniamino delle vecchiette perché si attardava nell’ascolto dei racconti dei loro acciacchi, e non passava certo inosservato, alle donne, mature e non. Accipicchia con quei muscoli! Con chiunque si parlava, ti sentivi rispondere: ma chi è? Il farmacista muscoloso? Maremmina che ragazzo.
Che uomo! Vorrei dire, è alla soglia dei 40!
Gli altri del gruppo avevano scelto professioni meno eclatanti, Mario insegnava filosofia nello stesso liceo frequentato da ragazzo, Luca invece lavorava in ospedale come biologo e Matteo con Luisa, la coppia del gruppo entrambi veterinari, oltre che l’ambulatorio, gestivano gioiosamente un asilo per cani.
Insomma, compatibilmente con gli impegni di tutti, pioggia, neve, vento non contavano come scuse, erano tutti presenti al bar Perseo, con la musica a tutta birra, ascoltata e ballata.
Tranne quel venerdì del 15 novembre.
Pioveva dannatamente, e gli amici arrivarono alla spicciolata, infreddoliti e bagnati dalla testa ai piedi. Geremia, il barista di colore che aveva preso in gestione il bar da qualche anno, aveva preparato dei panni asciutti vicino all’ingresso, in modo che gli avventori si potessero asciugare, alla buona s’intende, giusto per togliersi di dosso l’acqua in eccesso. In realtà sembravano più strofinacci da cucina che asciugamani.
Saluti e convenevoli e risate, immediate, alla vista uniti a sfottò vari.
“Mary sarà già dentro a fare la diva”, disse Fede, scrollandosi l’acqua dai capelli. Invece niente. Mary non c’era.
“Strano – borbottò Mario – di solito è lei che ci accoglie con la playlist già pronta e il manico di scopa in mano.”
Ed era vero, Mary era l’anima del gruppo, empatica ed estroversa,
Alle 22:15, ancora nessuna traccia. Non era mai successo. Nemmeno quel venerdì in cui il vento aveva portato via le tende del Perseo e nemmeno quando Geremia aveva servito i cocktail con i guanti da forno, scatenando ilarità in ogni dove, persino nei negozi circostanti, in cui la voce stava dilagando.
Giovanna fu la prima a notarlo. SI guardò intorno, verso il bancone, sperando che Mary spuntasse da un momento all’altro con uno dei suoi travestimenti improvvisati. Ma niente.
“Avrà avuto un contrattempo” disse Mario, cercando di mantenere il tono leggero. Giuseppe invece ai alzò in piedi “Io la chiamo”.
Silenzio. Tre squilli, quattro. Segreteria.
Luisa e Matteo si scambiarono uno sguardo. Luca controllò il telefono. Nessun messaggio.
Fede, che di solito era il più loquace, si limitò a fissare il bicchiere.
Geremia vedendoli spaesati propone di mettere una canzone che Mary amava cantare. La musica riempie il locale. La sua assenza diventa presenza.
Ad un certo punto, Matteo ricevette una foto da un amico: Mary, in un altro bar, vestita da Tina Turner, con parrucca bionda, stivali glitterati e un cartello dietro che diceva:
“Karaoke Battle – Sfida tra quartieri. In palio: il microfono d’oro.”
Il gruppo esplose in risate.
“Mary ci ha abbandonati per una gara!”
“E senza dircelo!”
“Traditrice!”
“Genio!”
Giuseppe si alzò in piedi. “Andiamo a riprendercela.”
Geremia, in realtà, era perfettamente al corrente di tutto: era stato lui a coinvolgere Mary in quella missione segreta, affidandole l’organizzazione di una serata karaoke non ufficiale in un altro locale, dove ormai circolava la voce che il gruppo del Perseo fosse mitico. Mary aveva accettato con spirito goliardico, ma non del tutto convinta della risposta del gruppo, aveva scelto di sparire per una sera, mettendo in atto un piano ben studiato.
Preparato a ogni evenienza, Geremia afferrò un ombrello formato famiglia e una bottiglia di rum caldo. “Guido io,” disse con tono solenne.
E così, il gruppo del Perseo partì in spedizione sotto la pioggia, cantando a squarciagola “Simply the Best” per strada, con Giuseppe che faceva da sirena umana.
Il gruppo del Perseo irruppe nel locale rivale come una tempesta di cori stonati e impermeabili gocciolanti. Mary, sul palco, con parrucca bionda e stivali glitterati, spalancò gli occhi. “Ma che fate qui?” Giuseppe, con voce da trombone, rispose: “Siamo venuti a salvarti… o a vincere!”
Il presentatore, un tipo con giacca di paillettes e accento romagnolo, si avvicinò curioso. “Ma voi siete… il gruppo del Perseo?”
Geremia, che si era unito alla spedizione con il grembiule ancora addosso, annuì. “In carne, ossa e stonature.”
La gara era già iniziata.
Sul palco c’era una squadra di giovani agguerriti, tutti coordinati, con coreografie da TikTok e voci da conservatorio. “Non abbiamo speranze,” sussurrò Mario. “Ma abbiamo cuore,” ribatté Luisa. “E Giuseppe,” aggiunse Matteo, indicando il collega che stava già scaldando la voce con gargarismi al rum.
Il presentatore sorrise. “Allora, sfida finale: un brano a scelta. Chi conquista il pubblico, vince il microfono d’oro.”
Mary si voltò verso i suoi amici. “Che si fa?” Giovanna, tornata da mille battaglie, alzò il pugno. “Si canta!”
E così, salirono tutti sul palco. Mary al centro, con il manico di scopa. Giuseppe ai cori bassi. Fede in posa da tenore, con le vecchiette del quartiere in videochiamata per tifare. Mario declamava i versi come fossero aforismi filosofici. Luisa e Matteo ballavano con movenze da cani in addestramento. Luca, il biologo, faceva da DJ con il cellulare. E Geremia… suonava le bottiglie vuote come maracas. Il brano?
Il brano?
“Gloria” di Umberto Tozzi.
Mary alzò il manico di scopa come fosse una torcia olimpica.
La base partì. Il pubblico si zittì.
Mary aprì la bocca…
…e il microfono emise un suono simile a un rutto elettronico.
Poi, silenzio.
Panico.
Giuseppe provò a intervenire con la sua voce da trombone, ma il microfono sembrava posseduto: gracchiava, fischiava, e a un certo punto trasmise una pubblicità radiofonica di un’offerta di salumi.
“Ma che è, Radio Porchetta?” sbottò Fede, mentre le vecchiette in videochiamata ridevano a crepapelle.
Geremia, senza perdere la calma, agitò le maracas-bottiglia e gridò: “Piano B!”
Mary, senza pensarci, lanciò il microfono a Giuseppe, che lo mancò e lo fece rimbalzare sul palco.
Giovanna lo raccolse e lo usò come tamburello.
Mario, imperterrito, continuava a declamare: “Gloria, nome scritto in cielo, come Platone scrisse sull’anima…”
Luisa e Matteo improvvisarono una coreografia con le tovaglie del bar.
Luca, il biologo, aumentò il volume dal cellulare e lo infilò in una caraffa vuota per amplificare il suono.
Mary, ormai senza microfono, cantava a squarciagola, manico di scopa in mano, occhi chiusi, come se fosse sul palco dell’Ariston.
Il pubblico?
In delirio.
Il presentatore?
Con le lacrime agli occhi.
“Non so cosa ho appena visto,” disse, “ma è stato… glorioso.”
Inutile dirlo, il gruppo del Perseo vinse il microfono … rotto!

Ilidia Comparini – La Strega Vera

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